Leadership: che cos’è e cosa significa

Quello di leadership è uno dei concetti più ricorrenti nel mondo aziendale, un termine ormai così comune da essere talvolta utilizzato in maniera retorica, ma il suo reale significato ha un’importanza indiscussa, non è certamente per caso, d’altronde, se esso è stato oggetto di innumerevoli studi nell’ambito delle scienze più disparate, dalla psicologia all’economia aziendale, dal marketing alla sociologia.

 Leadership: che cos’è e cosa significa

Cosa si intende per leadership

Il concetto di leadership è stato definito in tantissime occasioni, con differenze non di poco conto tra le varie discipline in cui è stato oggetto di studio.

Una spiegazione “universale” del concetto di leadership, che potrebbe rivelarsi valida in qualsiasi ambito, può tuttavia essere questa: la leadership è l’attitudine di una persona, sia essa innata o acquisita, ad essere leader.

A questo punto è spontaneo chiedersi: ma cosa si intende dunque per “leader”?

Questo termine inglese può essere tradotto in molti modi diversi: capo, dirigente, direttore, capitano, i quali hanno come comun denominatore il fatto di designare delle posizioni di potere, di comando.

Abbiamo poc’anzi detto, tuttavia, che la leadership è un’attitudine, di conseguenza sarebbe un errore credere che il leader sia semplicemente colui che ha una posizione di comando. In un’organizzazione il leader non è semplicemente colui che ha un ruolo gerarchicamente superiore, bensì è colui che ha un’indole ed una personalità che lo rendono il punto di riferimento per il gruppo di cui fa parte.

Sintetizzando al massimo un discorso che potrebbe essere approfondito da tanti diversi punti di vista, possiamo affermare con certezza che la leadership è la qualità di chi sa essere un punto di riferimento senza che vi sia necessariamente una gerarchia o quant’altro lo individui come tale dal punto di vista formale.

A cosa serve la leadership

In un contesto lavorativo, la leadership sa rendersi preziosa in infiniti modi dal punto di vista pratico, ecco perché questa qualità è così apprezzata, è tuttavia evidente che la leadership sia fondamentale in tutti quei ruoli è necessario prendere decisioni, dirigere un team, strutturare delle strategie e quant’altro comporti delle importanti responsabilità.

Questo, si badi bene, non significa che il lavoratore migliore in assoluto sia necessariamente quello che ha una notevole leadership: per determinate figure, ad esempio, ciò che più conta è la capacità di eseguire alla perfezione ciò che è stato richiesto, o comunque l’aspetto tecnico ed esecutivo della propria opera.

Per altre figure invece, come possono essere quelle dell’imprenditore, del manager, del libero professionista, del dirigente o di chiunque abbia la necessità di gestire un gruppo e/o di raggiungere i migliori risultati possibili godendo di una certa libertà operativa, la leadership è invece fondamentale.

Ecco perché il concetto di leadership deve uscire dalla mera retorica: esso non va automaticamente associato alle “skills” del buon lavoratore, bensì è una qualità che, se in alcuni casi può passare in secondo piano, in altri è di fondamentale importanza.

Caratteristiche di leadership

Abbiamo già detto che il buon leader deve saper assumersi delle responsabilità, responsabilizzando ovviamente anche i membri del gruppo, deve saper decidere nell’ottica dell’obiettivo comune e deve dirigere il team nel miglior modo possibile.

Queste sono delle caratteristiche di leadership di indiscussa importanza ma, riprendendo quanto detto in precedenza, le vere caratteristiche del leader sono quelle che emergono a prescindere da qualsiasi gerarchia.

Nel mondo manageriale, in sostanza, quella che più interessa è la cosiddetta “leadership naturale”, quella propensione caratteriale che, in un gruppo assolutamente paritario sul piano gerarchico, porta una determinata persona a prendere le redini del team senza che le sia chiesto di farlo.

Tipologie di leadership

Quali sono le diverse tipologie di leadership? Dal momento che, come detto, questo concetto è stato trattato in maniera approfondita nell’ambito di svariate discipline, non stupisce il fatto che diversi studiosi abbiano cercato di fornire una risposta a questa domanda.

Una delle distinzioni più note è quella operata dallo psicologo tedesco Kurt Zadek Lewin, il quale teorizzò tre diversi “stili di leadership”: quello autoritario, in cui si enfatizza la forza, la convinzione delle decisioni prese dal leader e la sua capacità di far eseguire al gruppo quanto necessario, quello democratico, in cui il leader riserva massima attenzione alla volontà espressa dal gruppo, e quello laissez-faire, in cui il leader interviene solo in modo marginale, ritenendo che in questo modo il gruppo possa trovare autonomamente il miglior assetto possibile.

Esistono tuttavia altre teorie, si pensi ad esempio a quella dello psicologo statunitense Daniel Goleman, di cui abbiamo parlato nell’articolo del Coaching, secondo cui gli stili di leadership sono sei:

  • Visionario.
  • Democratico.
  • Coach.
  • Affiliato.
  • Esigente.
  • Pioniere.

Altri studiosi ne menzionano 8, altri 11 e via discorrendo.

Alla luce di questo, quali conclusioni possiamo trarre? Anzitutto, il fatto che gli stili di leadership sono pressoché infiniti: ogni leader ha il suo approccio, il quale dipende dal proprio carattere, dal contesto operativo, dalle caratteristiche del gruppo, ecco perché ogni singolo caso è destinato a rivelarsi unico nel suo genere.

Inoltre, il buon leader è senz’altro quello che sa agire in modo flessibile, prendendo quanto di buono vi sia da ogni tipo di stile e senza doversi necessariamente identificare al 100% con il medesimo.

Un leader totalmente autoritario, ad esempio, finirebbe molto presto con l’essere mal tollerato dal gruppo, allo stesso modo un leader che delega completamente al gruppo le decisioni non potrebbe di certo definirsi tale.

Il buon leader è quello che sa gestire il cambiamento in azienda, che sa comportarsi in un determinato modo valutando una serie di aspetti riguardanti sia fattori interni al gruppo che qualsiasi esternalità potenzialmente rilevante.

Come applicare la leadership

Come dicevamo in precedenza, non è detto che il buon lavoratore sia necessariamente quello che può vantare una buona leadership. Si può essere degli ottimi lavoratori eseguendo in modo eccelso il proprio compito, ma è evidente che un’azienda composta esclusivamente da “esecutori” non potrà mai andare lontano.

I leader sono fondamentali, a partire dall’organizzazione aziendale dalla più grande fino all’azienda di piccole dimensioni, senza escludere i liberi professionisti che affrontano da soli il mercato e che, per poter essere competitivi, non possono limitarsi ad eseguire bene il proprio lavoro, ma devono adottare delle strategie efficaci e lungimiranti.

Relativamente all’applicazione pratica della leadership in azienda si possono dunque fare innumerevoli, i quali possono variare anche in base alla grandezza del gruppo gestito, dal settore operativo, agli obiettivi e ad altri fattori ancora.

Il leader organizza le attività operative, e non si afferma nulla di nuovo nel dire che l’organizzazione sia un elemento fondamentale per qualsiasi azienda, il leader analizza il mercato, scegliendo a quali target puntare, il leader sceglie come gestire un’azienda, come promuoverla e identifica strategie di marketing funzionali ai propri obiettivi.

Il leader ha un ruolo cruciale nel definire l’identità aziendale, curandone la reputazione e l’immagine in infiniti modi. Il leader valuta nuove opportunità, consapevole del fatto che tutti i mercati sono in evoluzione costante. Ssceglie di compiere investimenti, valutando anche come, quanto ed in cosa investire, e ancora, il leader può avere un ruolo cruciale nella formazione e nella gestione del cambiamento organizzativo, la policy e tanti altri valori su cui l’azienda si fonda.

Il leader deve avere le abilità di un business coach e dev’essere un buon motivatore e deve saper tirar fuori il meglio da ogni lavoratore, valutandone sia le competenze iniziali che il profilo caratteriale, e via discorrendo.

Il leader è un leader, dunque: una banale tautologia, questa, che tuttavia rende bene l’idea di ciò che si vuol rimarcare, ovvero il fatto che la leadership è una dote straordinariamente potente, un qualcosa che va al di là della semplice operatività e che, avendo una natura così profonda, può trovare delle applicazioni pratiche pressoché infinite.

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